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Fin da quando sono riuscito ad autocostruirmi una camera CCD, un grazie a Marco Paolilli padre del progetto "CCD-UAI", ho sempre pensato al modo di utilizzarla per scopi "scientifici". Gli spazi, in questo campo, sono molto limitati specialmente se, come me, si possiede un attrezzatura "entry level". Le prime attività che vengono in mente, sono la ricerca di Nove, Supernove e Asteroidi ma, per sperare in qualche risultato, è necessario possedere telescopi di grande apertura ed osservare da siti poco affetti da inquinamento luminoso. La concorrenza d'innumerevoli campagne osservative, portate avanti sia da organizzazioni scientifiche che da osservatori pubblici, rende poi l'impresa ancora più ardua.
Ultimamente si è aperta una nuova possibilità di contribuire, con strumentazione amatoriale, alla ricerca. Esistono dei sistemi che, composti da una stella ed almeno un pianeta, presentano la caratteristica d'avere il pianeta disposto su di un'orbita tale da farlo transitare, visto dalla Terra, proprio davanti alla sua stella, dando luogo così ad una piccola eclissi. Gli esopianeti scoperti finora sono, per la maggior parte, rilevati con il metodo della velocità radiale. Le stelle indagate hanno una massa paragonabile a quella del nostro sole ed il pianeta, con un periodo orbitale di pochi giorni, ha massa paragonabile al nostro Giove. Queste caratteristiche ne facilitano la scoperta. Il periodo orbitale di pochi giorni rende più facile rilevare la variazione della velocità radiale indotta dal pianeta e le dimensioni relative dei due oggetti rendono l'ampiezza della variazione ben visibile agli strumenti.
Il metodo delle velocità radiali, da solo, non è in grado di fornire molte informazioni sul sistema stella-pianeta. Lo stesso metodo non è in grado di predire, con certezza, se il pianeta, percorrendo la sua orbita, arriverà a produrre un'eclissi. Per avere ulteriori informazioni è dunque necessario un altro tipo d'indagine: quella fotometrica. In particolare il metodo della fotometria differenziale con camere CCD è quello che permette di ottenere buoni risultati anche con telescopi amatoriali. Dalle curve di luce, ottenute in questo modo, si possono ricavare ulteriori dati che arricchiscono le conoscenze sul sistema indagato. Il contributo che può dare l'astrofilo è quello di eseguire l'acquisizione d'immagini, riprendendo determinati campi stellari, e d'inviare poi i dati fotometrici ricavati a chi è in grado di analizzarli.
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| Un esempio di collaborazione tra professionisti ed amatori è la scoperta dell'esopianeta HD17156b, risultato particolarmente significativo visto che il suo periodo orbitale è di 21.22 giorni e la profondità dell'eclissi di circa 6 mmag (millimagnitudini). Il gruppo, composto dagli astrofili J. Almenara (Spagna), R. Bissinger (USA), D. Davies (USA), D. Gasparri (Italia), E. Guido (Italia), C. Lopresti (Italia), F. Manzini (Italia), G. Sostero (Italia), è stato coordinato da Mauro Barbieri, astronomo di professione, che lavora al Laboratoire d'Astrophysique de Marseille, nell'ambito della missione CoRoT, alla ricerca di pianeti extrasolari. Barbieri è convinto che la collaborazione degli astrofili a questo tipo di ricerca possa, come già è avvenuto, dare risultati interessanti. Per questo ha dato vita ad una mailing list su Yahoo ed ha preparato una procedura che stabilisce le modalità di ripresa. E' proprio a questo gruppo che ho aderito, partecipando alla campagna osservativa proposta. Chi volesse collaborare, non deve far altro che iscriversi al gruppo Yahoo "transitiextrasolari". Se si vuole partecipare è bene sapere che il tempo da dedicare è veramente tanto; molto va speso per l'acquisizione delle immagini, molto ancora per la preparazione dei dati da trasmettere insieme con il rapporto sulla sessione. Tanto per dare un'idea, la durata media di un transito, di quelli indagati, si aggira sulle 3 ore e poi bisogna considerare che è necessario iniziare a riprendere almeno 3/4 d'ora prima ed altrettanto dopo la fine teorica del transito. |
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