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| CCD-UAI | |||||
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| aggiornata al | 12 maggio 2007 | ||||||
| 12 maggio 2007: la prima immagine di un oggetto cielo profondo. |
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| clicca sulla foto per accedere alla pagina delle immagini | ||||||
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| Il progetto
Non mi ricordo più come mi sono imbattuto in questo progetto ma so per certo che mi ha subito affascinato per lo spirito che lo anima. E' il risultato di una collaborazione tra appassionati astrofili che hanno deciso di mettere a disposizione di tutti, gratuitamente, il loro lavoro. "Il progetto è alla portata di qualunque appassionato di elettronica che abbia già realizzato con successo sistemi di media complessità, sia analogici che digitali. Obiettivi principali del team di sviluppo sono stati la semplificazione circuitale, lutilizzo di componenti facilmente reperibili ed una garantita riproducibilità" Bene vediamo,
Che dire? Sembra che questo progetto l'abbiano fatto apposta per me ! |
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Le caratteristiche
Sempre sul sito si possono già vedere immagini riprese con il prototipo senza il sistema di raffreddamento. |
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| A che punto è? | |||||
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| Al momento in cui scrivo, 24 novembre 2006, la parte elettrica della camera è completa ed i test previsti per verificare la funzionalità dei singoli moduli passano senza problemi. Anche il sensore, l'ICX429ALL, ha passato il primo test di funzionamento. Nella versione finale il sensore sarà alloggiato in una camera fredda, interna allo chassis principale, che manterrà il CCD ad una temperatura di circa 25 °C al di sotto di quella ambiente. Sul lato destro dell'immagine ci sono i connettori d'interfaccia: in alto quello USB, in centro l'RS232 (per la porta COM del PC) in basso quello delle tensioni d'alimentazione. In alto sulla sinistra, sotto al cavetto, il processore PIC16F877A. |
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| Grazie alla mailing-list ed al coordinatore del progetto, Marco Paolilli, è stato possibile acquistare l' ICX429ALL che è il componente più costoso e problematico da reperire. Otto persone hanno partecipato alla lista d'acquisto ed in questo momento sono impegnati nell'assemblaggio del proprio esemplare.
Paolilli, che è il principale artefice del progetto, stà realizzando una guida in linea molto particolareggiata e chiara. Dall'elenco dei componenti, agli schemi elettrici, al master per lo stampato, alla procedura per inciderlo con mezzi di facile reperibilità e costo irrisorio .......... tutto è descritto ed illustrato nei minimi dettagli. Le procedure di test dei moduli aiutano enormemente ad eliminare quei difetti circuitali inevitabili in realizzazioni artigianali di questo tipo. Le stesse procedure potranno servire, in futuro, per risolvere eventuali guasti hardware che dovessero manifestarsi. |
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| 15 marzo 2007
L'assemblaggio meccanico è terminato. Il sistema di raffreddamento a cella di Peltier è funzionante. In figura, la prova indica che la differenza di temperatura raggiungibile attualmente è di 25 °C circa. In queste condizioni l'assorbimento di corrente è quasi esattamente di 1 Ampere, alimentando la cella con 5 V di tensione. Durante tutte le prove effettuate non ho mai notato la formazione di condensa nè sul vetro della finestra ottica nè sul vetrino del CCD. |
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| Qualche nota personale | |||||
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Le sezioni qui di seguito si riferiscono ad alcune fasi della realizzazione della camera. Ho descritto la soluzione adottata quando l'attrezzatura a mia disposizione era diversa da quella indicata sul sito ufficiale http://www.uai-ccd.com/ . Ho anche aggiunto note su problemi riscontrati e relative soluzioni
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| Esposizione | |||||||||||||
| In questa pagina http://www.uai-ccd.com/CS5.html è descritta la procedura per impressionare lo stampato con l'immagine del master. La lampada che viene utilizzata è un faretto alogeno da 500W. | |||||||||||||
| Esiste un'altra possibilità per chi possiede già una lampada "solare" come quella nella foto qui a fianco. E' un vecchio modello della Siemens che utilizza una sorgente di raggi U.V. (quel bulbo più in basso) ed una I.R. (i due "tubi" in alto). Nel mio caso è possibile accendere indipendentemente le due lampade, cosa molto utile visto che per il nostro scopo servono solo gli U.V. Purtroppo non è indicata la potenza della sezione U.V. che dovrebbe comunque aggirarsi sugli 80 Watt. Chi volesse usarla come descriverò di seguito deve sapere che gli ultravioletti sono pericolosi per la vista E' dunque indispensabile adottare tutte le precauzioni per evitare di esporsi direttamente ai raggi emessi dalla lampada. |
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| Il "bromografo" | |||||||||||||
| disegno di Nadia Corfini | |||||||||||||
| Per costruire il mio bromografo ho usato una scatola di cartone aperta sopra e sotto. Nella parte superiore ho appoggiato la lampada. Sotto, sul pavimento, in corrispondenza della finestra ricavata tagliando una parte di cartone, è sistemata la lastra di vetro che copre il master e lo stampato. Sopra al vetro è importante appoggiare un cartoncino disposto in modo da impedire l'irraggiamento nella fase di riscaldamento della lampada; l'emissione U.V. si stabilizza infatti solo dopo un po' di tempo. Le grandezze che influenzano il processo di sensibilizzazione sono:
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| Nel mio caso, con la lampada da 80W circa, l'altezza della scatola (distanza tra lampada e stampato) era di 60 cm ed il tempo d'esposizione di 3 minuti. Da prove precedenti, fatte su un campione, un'esposizione tra i 2 ed i 4 minuti sembrava dare comunque buoni risultati. | |||||||||||||
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La procedura è la seguente:
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| Test tensioni | |||||||
| A questo link http://www.uai-ccd.com/TS3.html c'è la procedura di verifica delle tensioni d'alimentazione degli integrati, con le indicazioni dei pin su cui effettuare i test. | |||||||
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Ho trovato utile estendere la misura anche agli altri piedini perchè usando un voltmetro digitale, che ha un'impedenza molto elevata, si possono evidenziare dispersioni tra le piste dovute ai residui invisibili di rame che l'acido non ha rimosso durante il processo di sviluppo. Molto probabilmente queste leggere dispersioni non avranno influenza sul funzionamento della camera, ma usare qualche precauzione in più non è certo sbagliato. Il consiglio è quindi quello di passare con la punta di uno spillo tra le piste, in quelle zone dove i conduttori sono molto ravvicinati. |
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| Il programmatore ed IcProg | ||||
| A questo link http://www.uai-ccd.com/TS5.html viene descritto il circuito del programmatore ed il relativo alimentatore.
Ad un controllo sulle tensioni d'uscita dell'alimentatore fatto con l'oscilloscopio, nel mio caso, era presente un'oscillazione a frequenza abbastanza elevata sovrapposta alla continua, sia sul +5 V che sul +13,2 V. Il disturbo è sparito collegando in parallelo ai due condensatori da 220 nF e 100 nF due elettrolitici da 10 uF 25 VL. A questo link http://www.uai-ccd.com/TS6.html c'è la procedura di caricamento del bootloader ed i files da utilizzare. Col mio PC, sul quale è installato Win98 SE, il programmatore non voleva saperne di funzionare finchè non ho scoperto che il problema era riconducibile ad un'incompatibilità tra la versione 1.05D di IcProg ed il sistema operativo. Una volta installato IcProg 1.05A tutto ha funzionato regolarmante. |
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